Futuri celiaci: un vaccino, forse, vi salverà!

A meno che non viviate in isolamento, molto probabilmente avrete sentito parlare di celiachia o di glutine. Di fatto, negli ultimi anni i casi di celiachia sono aumentati rispetto al passato e, con l’aumentare delle diagnosi, è cresciuta la domanda e l’offerta di prodotti alimentari di qualità privi di glutine. Le persone celiache infatti non possono mangiare questa sostanza, altrimenti si innesca una risposta immunitaria che può avere conseguenze anche molto spiacevoli per l’organismo.

Dopo numerosi studi scientifici è emerso che la celiachia è una malattia che si manifesta in persone che sono geneticamente predisposte e può avere sintomi molto vari. In sostanza nei celiaci l’ingestione del glutine provoca una risposta immunitaria che ha come conseguenza delle caratteristiche lesioni intestinali. Tecnicamente, il sistema immunitario riconosce come estranea una proteina che nel frumento prende il nome di gliadina e che fa parte di un gruppo di proteine chiamate prolammine. La presenza del glutine e il riconoscimento delle prolammine da parte degli anticorpi causano un’infiammazione cronica che comporta il tipico appiattimento dei villi, piccole pieghe dell’intestino che servono a migliorare l’assorbimento dei cibi.

Stampa 3d di un reovirus. (Fonte)

Siccome i sintomi possono essere diversi, e possono anche non esserci, l’unico modo per diagnosticare la celiachia è innanzitutto fare un’analisi del sangue, per cercare gli anticorpi prodotti dalle cellule immunitarie contro il glutine, e successivamente fare una biopsia dell’intestino: cioè prelevarne un pezzettino e osservarlo al microscopio per identificare le lesioni accennate precedentemente.
Al momento l’unica terapia per la celiachia è evitare di ingerire alimenti a base di glutine: se si segue questa particolare dieta si ripristina la normale funzionalità dell’intestino. Anche lo sviluppo della malattia è molto variabile e può avvenire durante lo svezzamento così come in età adulta; gli scienziati infatti hanno capito che, oltre alla predisposizione genetica e una dieta a base di glutine, serve anche quello che viene chiamato “fattore scatenante”. In un recente studio, alcuni ricercatori hanno scoperto che uno di questi fattori potrebbero essere i reovirus.

I reovirus sono una famiglia di virus che infettano una larga parte della della popolazione mondiale, solitamente in età prescolare, senza dare sintomi percepibili. Gli scienziati hanno notato che nel sangue di pazienti celiaci sono stati trovati livelli molto alti di anticorpi contro questo tipo di virus. Inoltre, è stato osservato che queste persone hanno anche valori molto elevati di una molecola (IRF1) nota per avere un ruolo nella perdita della tolleranza al glutine. Questa molecola è presente anche nel sangue dei celiaci che non hanno livelli di anticorpi contro i reovirus così elevati, ma in concentrazioni significativamente più basse. Tutte queste osservazioni hanno permesso di ipotizzare che l’infezione di questi virus lasci una specie di “cicatrice” nel sistema immunitario, che potrebbe portare nel tempo alla perdita di tolleranza nei confronti del glutine.

Lo studio però non si è fermato qui; il gruppo di ricerca che ha lavorato sui reovirus ha infettato alcuni topi con due reovirus: il primo è uno di quelli che normalmente infettano l’uomo, mentre il secondo è uno reovirus ingegnerizzato. In pratica, gli scienziati hanno preso un reovirus che non è in grado di infettare l’intestino e hanno manipolato il suo materiale genetico inserendoci alcuni pezzi (geni) dell’altro virus che conferiscono la capacità di infezione dell’intestino.
I topi infettati con il primo ceppo virale hanno sviluppato una risposta immunitaria tale da scatenare l’intolleranza al glutine. La malattia invece non si è manifestata nei topi infettati con il reovirus ingegnerizzato. Gli scienziati hanno dimostrato quindi che l’infezione virale potrebbe essere uno di quei famosi fattori scatenanti citati in precedenza e hanno anche evidenziato che virus molto simili tra loro, come i due utilizzati nell’esperimento, danno origine a risposte immunitarie molto differenti.

Questi studi dovranno essere irrobustiti da altri esperimenti e ci si aspetta di trovare ulteriori virus che possano funzionare come fattore scatenante. La speranza è che da questa scoperta in futuro si riesca a sviluppare un vaccino contro questi virus, in grado di proteggere le persone geneticamente predisposte dalla manifestazione della celiachia.

Giovanni

Fonte: science.sciencemag.org

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